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Quotazione debole dollaro USA: rischio di guerra monetaria con l’UE

Quotazione debole dollaro USA: rischio di guerra monetaria con l’UE

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L’amministrazione USA ha rilasciato recentemente dichiarazioni rasserenanti in merito alla quotazione debole del dollaro rispetto all’euro. È di tutt’altro umore la Banca Centrale Europea, preoccupata per le sorti della stabilità della moneta unica europea.

In particolare, a destare preoccupazione è l’evoluzione sproporzionata dei tassi di cambio. E, più in generale, lo stato generale delle relazioni internazionali. A Davos, al consueto raduno svizzero dei grandi rappresentanti di Stato della finanza mondiale, il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti ha affermato che per gli USA è conveniente avere una valuta debole a livello commerciale.

Sui mercati finanziari la reazione non si è fata attendere e l’euro è schizzato subito al valore di 1,25 dollari, cifra record degli ultimi 3 anni. L’amministrazione USA sembra voler normalizzare i tassi voluti dalla Federal Reserve, tenendo il dollaro a una bassa quotazione. E garantendo così forza e vitalità agli scambi economici.

La Banca Centrale Europea è convinta invece che in questo modo gli Stati Uniti vogliano battere in questo modo la politica economica europea. Sospettando così quella che in realtà sarebbe una guerra economica all’Unione Europea. Che dal canto suo intende adottare una politica monetaria finalizzata all’espansione e al potere dell’euro.

In aggiunta, i funzionari della BCE hanno dichiarato inoltre che non vi è motivo di mostrare preoccupazione per i tassi di inflazione dell’economia globale. E che quindi ha senso continuare sulla scia del sostenimento di una politica monetaria attiva.

Anche il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi lascia intendere scenari simili, puntando però l’attenzione più sul piano dialettico. Asserisce infatti che è non vi è bisogno di comunicare cambiamenti nella politica monetaria. In quanto il ritmo dell’attività economica non ha subito rallentamenti e l’inflazione è rimasta sotto controllo.

Si preannuncia quindi un periodo complicato per la Banca Centrale Europea. Le politiche economiche del presidente americano Donald Trump e l’inizio dei negoziati per la nomina del nuovo presidente BCE (il mandato di Draghi scade il 31 ottobre 2019) rendono le cose difficili.