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Dopo Baton Rouge, un altro afroamericano ucciso dalla polizia statunitense

Dopo Baton Rouge, un altro afroamericano ucciso dalla polizia statunitense

Era in auto con la moglie e la figlia piccola quando è stato colpito dagli spari della polizia. Dopo la morte di Baton Rouge ucciso a bruciapelo dalla polizia in Louisiana, arriva la morte di un altro afroamericano ad incendiare il clima tra forze dell’ordine e la comunità dei neri americani.

Questa volta è successo in Minnesota, a Saint Paul, nei sobborghi di Minneapolis. L’uomo, Philando Castile, 32 anni, è stato portato in un ospedale in condizioni gravissime ed è morto poco dopo.

In un drammatico video girato dalla donna su FbLive, si vede un uomo seduto in auto con la cintura di sicurezza allacciata e la camicia intrisa di sangue e lei che urla in diretta che un poliziotto ha appena sparato “quattro o cinque colpi” al compagno.

 

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E di ora in ora monta la protesta: qualche ora dopo l’uccisione, il governatore del Minnesota Mark Dayton è stato portato via da casa sua a Saint Paul per motivi di sicurezza dopo che centinaia di persone si sono riunite nella notte per protesta: “No justice no sleep”, “niente giustizia, non si dorme”, urlavano i manifestanti, e ancora “Mark Dayton, ti interessa?”. I vigili del fuoco hanno dovuto anche spegnere un incendio davanti all’abitazione.

Castile, intorno alle 21 di mercoledì sera, ora locale, è stato ucciso nella sua auto mentre, come richiesto dagli agenti, prendeva i documenti durante un normale controllo. La donna nel video spiega che Castile stava cercando il suo portafoglio per mostrare la carta d’identità all’agente e che l’uomo aveva avvisato di avere con sé un’arma da fuoco, ma regolarmente denunciata; dopodiché la polizia gli chiede di portare le mani alla testa.

A quel punto, stando alla versione della compagna di Castile, il poliziotto gli ha sparato “più volte”. Le immagini mostrano le mani di un agente, visibilmente nervoso, che punta la pistola a Castile, rimasto in silenzio all’interno del veicolo, con la cintura di sicurezza allacciata, la maglietta intrisa di sangue e il busto all’indietro.

Fonte: repubblica.it

 

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