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Le banche dopo la Brexit, il diktat di Draghi

Le banche dopo la Brexit, il diktat di Draghi

Stando ai rumors che arrivano dal Consiglio europeo, il presidente della Bce Draghi è preoccupato per il futuro dell’economia europea. La Brexit potrebbe infatti infliggere un duro colpo alla crescita della zona euro. Le previsioni parlerebbero di una contrazione del Pil fra lo 0,3% e lo 0,5%.

Quanto basta per far saltare le stime del Def del governo Renzi e per condannare la ripresa continentale. Ecco le armi che hanno in serbo la BCE e l’Esecutivo italiano per affrontare una possibile crisi che rischia di travolgere le banche.

L’UK è un partner commerciale molto importante per i paesi membri e le conseguenze della Brexit potrebbero ostacolare la ripresa continentale come una zavorra. Per questa ragione, le preoccupazioni del presidente della BCE non si limitano alle turbolenze che hanno travolto i mercati finanziari nelle ultime sedute, ma guardano oltre le borse e si concentrano sulla crescita economica.

 

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In base alle ultime stime, dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il tasso di crescita del Pil potrebbe contrarsi dallo 0,3% allo 0,5% nei prossimi tre anni.

Nonostante i flebili segnali positivi dei mesi passati, che confermavano una crescita moderata, la ripresa potrebbe quindi essere spazzata via dagli effetti collaterali della Brexit. Ancora una volta, Mario Draghi, dovrà appellarsi al «whatever it takes» e ricorrere alle armi della BCE.

Il governatore ha già sottolineato che «è il momento di affrontare la vulnerabilità delle banche», perché ora«non possiamo permetterci di non farlo». E il diktat di Draghi suona ancora più minaccioso perché accompagnato dalla considerazione che gli investimenti e gli aiuti alle banche non saranno sufficienti «se i leader non si mostreranno impegnati a lavorare assieme per adattare la Ue ai cambiamenti richiesti dai cittadini».

Fonte: diariodelweb.it

 

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