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Mutui 2017: banche pronte ad alzare gli spread per il prossimo anno

Mutui 2017: banche pronte ad alzare gli spread per il prossimo anno

Questi ultimi due anni, grazie alla politica del Quantitative Easing, sono stati molto favorevoli per quel che concerne la richiesta di mutui. Il periodo d’oro sembra però prossimo alla fine. Dal gennaio dell’anno a venire, infatti, le banche sono pronte ad aumentare gli spread.

Banche: ecco chi è in prima linea con l’aumento dello spread

Lo scenario dei mutui sta per essere interessato da un mutamento importante che vede in prima linea Banca Intesa, che è già pronta per le prossime settimane ad agire sul fronte del rincaro degli spread con un aumento compreso tra i 50 e i 60 punti base.

Si tratta di un cambio di passo che, come sopra specificato, è importante non solo per l’effettiva entità dell’aumento, ma anche perché rappresenta il primo segno più per quanto riguarda il costo dei finanziamenti dai tempi dell’introduzione dell’Euro.

Costo dei finanziamenti: cosa è successo in questi anni?

 

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I mutui torneranno a costare di più, mettendo fine a una situazione che durava da quasi due decenni. Negli anni che ci separano dall’introduzione dell’Euro ci sono state però due eccezioni al trend in questione. Per trovare la prima dobbiamo andare al 2008, anno del fallimento della Lehman Brothers e dell’inizio della grande crisi, quando l’Euribor tocco il picco record del 5,5%.

Un’altra data importante al proposito è il biennio 2011 – 2012, biennio molto difficile per l’economia del Vecchio Continente a causa della crisi del debito sovrano di diversi Paesi, tra i quali era compresa l’Italia. In quel caso a catalizzare l’attenzione dei media internazionali fu l’esplosione del differenziale – lo spread – tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi.

Btp – Bund: lo spread ancora in primo piano

Per quanto riguarda la situazione dei mutui nelle prossime settimane bisogna chiamare in causa ancora una volta lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi. Potrebbe quindi ripetersi uno scenario molto simile a quello che ha contraddistinto il biennio 2011 – 2012, con gli istituti di credito che ai tempi adeguarono gli spread ai differenziali tra i titoli del Bel Paese e quelli della Germania. A questo va aggiunto il problema della crescita economica in Europa ancora timida e il fatto che la BCE sia pronta a ridurre il Quantitative Easing.

Istituti di credito: richiedere denaro è diventato più costoso

Nelle scorse settimane chi tiene gli occhi aperti sulla situazione dei mutui ha potuto notare un rialzo dell’Irs, il parametro che viene utilizzato per il calcolo dei piani a tasso fisso, associabile a un aumento del differenziale Btp – Bund. Questo significa che per le banche è diventato più costoso richiedere denaro, ma soprattutto che si sta assistendo a un progressivo processo di bilanciamento tra i costi da sostenere e i servizi erogati.

 

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