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Pensioni usuranti 2017: le novità introdotte dalla Legge di Bilancio

Pensioni usuranti 2017: le novità introdotte dalla Legge di Bilancio

La Legge di Bilancio di quest’anno ha introdotto la possibilità di richiedere il trattamento previdenziale anticipato di un anno nel caso delle pensioni usuranti, eliminando il problema delle finestre mobili.

Quota 97,6: di cosa si tratta?

Quota 97,6: questa dicitura è molto importante per avere chiaro il quadro per quel che concerne le pensioni usuranti. Per quale motivo? Per il semplice fatto che, dal 1° gennaio 2017, chi svolge una mansione usurante avrà la possibilità di andare in pensione una volta raggiunti i seguenti requisiti: 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi.

Si tratta quindi di uno sconto di 12 mesi rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente al momento dell’approvazione dell’ultima Legge di Bilancio. A questo punto è utile fare un punto sui lavori che possono essere definiti usuranti.

Lavori usuranti: quali sono?

Per parlare con cognizione di causa di pensioni usuranti è necessario avere le idee chiare sui lavori che possono rientrare nella definizione sopra ricordata. Nel novero dei lavori usuranti è possibile includere tutte quelle professioni considerate fisicamente gravose o che, per esempio, vengono svolte nelle ore notturne.

 

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Degno di un cenno in questo quadro è anche il fatto che, fino al 2026, per i lavoratori che svolgono mansioni usuranti sarà bloccato l’adeguamento all’aspettativa di vita (il limite per le altre categorie di professionisti è invece fissato al 2019).

Quota 41: chi potrà usufruirne?

Discutere di pensioni usuranti significa fare per forza un cenno al nodo della quota 41, misura più volte richiesta da parte dei lavoratori precoci, ossia quei contribuenti che hanno iniziato la carriera lavorativa da giovanissimi, generalmente prima dei 18 anni.

Le ultime modifiche normative hanno permesso di avere qualche risposta in più in merito. A tal proposito è bene ricordare che potranno andare in pensione con la quota 41 – ossia dopo aver maturato 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica – solo coloro i quali avranno modo di dire di aver lavorato per 12 mesi non continuativi prima del compimento dei 12 anni.

Pensioni 2017:alternative alla quota 41

Per avere una visione davvero completa delle possibilità legate a pensioni usuranti e lavoratori precoci quest’anno è bene citare la possibilità di aderire all’APE. Dal 1° maggio, infatti, chi ha un’età anagrafica di almeno 63 anni e 7 mesi potrà ritirarsi prima dal mondo del lavoro richiedendo un prestito ventennale a un istituto di credito convenzionato con l’INPS.

Inizialmente dedicato ai lavoratori nati tra il 1951 e il 1954, l’APE entrerà in vigore come misura sperimentale fino al 2018. In conclusione è bene ricordare che la restituzione del prestito ventennale prevede delle decurtazioni mensili sull’ammontare del trattamento pensionistico, annullate nel caso di soggetti appartenenti a categorie svantaggiate come i disoccupati di lungo corso e i care giver.

 

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