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Prestiti Personali non pagati: quando scatta il reato di insolvenza?

Prestiti Personali non pagati: quando scatta il reato di insolvenza?

Prestiti Personali non pagati: cosa si rischia?

In Italia i debitori che non pagano regolarmente mutui e finanziamenti non rischiano il carcere, tuttavia nel caso di prestiti personali non pagati rischiano il pignoramento della casa, dello stipendio o di altri beni.

Tuttavia c’è un’eccezione, secondo cui scatta il reato penale per chi non paga i debiti. Tale situazione si verifica quando si chiede un prestito sapendo di non poterlo restituire. Si parla infatti di insolvenza fraudolenta, equiparabile alla truffa.

Prestiti Personali non pagati e il reato di insolvenza

L’articolo 641 del Codice Penale punisce con la reclusione fino a due anni o con una multa fino a 516 euro chi, nascondendo il proprio stato d’insolvenza, contrae un’obbligazione sapendo di non adempierla.

 

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L’intenzione di non pagare non deve per forza manifestarsi con comportamenti volti a ingannare il creditore, ma può consistere anche nel nascondergli circostanze che, se conosciute, non lo avrebbero portato a fidarsi del debitore e a prestargli il denaro.

Un esempio avviene quando un dipendente a cui è già stato comunicato il licenziamento contrae il debito con una finanziaria, chiedendo prestiti per viaggi, per comprare un’auto e per qualunque altro motivo, senza avvisare della novità che riguarda la sua posizione lavorativa.

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione, il tacere le proprie condizioni economiche ai fini della capacità di assolvimento di un’obbligazione, viola il principio di buona fede contrattuale.

Il reato di insolvenza fraudolenta si può perseguire solo se c’è una querela di parte, che va sporta entro tre mesi dalla conoscenza del comportamento illecito presso le autorità competenti.

 

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