| Critiche le condizioni dei prigionieri palestinesi in sciopero della fame |
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| Lunedì 07 Maggio 2012 15:00 |
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I più gravi sono Thaer Halahla e Bilal Diab che giovedì erano in aula, davanti ai tre giudici della Corte Suprema di Israele chiamati ad esaminare l’appello per la loro scarcerazione immediata presentato dal loro avvocato. Deboli dopo oltre 60 giorni di sciopero della fame, i due prigionieri politici avevano seguito l’udienza sulla sedia a rotelle. Diab ad un certo punto ha avuto un malore ed è stato portato d’urgenza all’ospedale. «La detenzione amministrativa è una morte lenta», ha detto ai giudici Halahla, in prigione da 22 mesi senza mai aver subito un processo. «Voglio vivere la mia vita con dignità. Ho una moglie e una figlia e desidero stare con loro. Per questa ragione sto facendo lo sciopero della fame, non ho altra scelta», ha aggiunto. I famigliari di Diab e Halahla speravano in una decisione immediata ma i giudici israeliani daranno una risposta solo la prossima settimana. «Sono inorridito per le continue violazioni dei diritti umani nelle prigioni israeliane», ha commentato l’ex relatore dell’Onu Richard Falk, richiamando il governo Netanyahu al rispetto del diritto internazionale.
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Sono in uno stato fisico critico almeno 10 dei circa 2.000 prigionieri politici palestinesi che attuano da settimane lo sciopero della fame contro la detenzione amministrativa (senza processo) e per ottenere migliori condizioni nelle carceri. Riyad Mansour, rappresentante dell’Olp all’Onu, avverte in una lettera inviata al Palazzo di Vetro che i dieci detenuti sono stati portati in ospedale per l’aggravarsi delle loro condizioni.








