Siria: la Commissione Onu denuncia la morte di molti bambini Stampa E-mail
Venerdì 25 Maggio 2012 14:00

Fadwa al Shaddeh e i suoi cinque figli, il più grande dei quali di nove anni, sono stati uccisi a coltellate. Due giorni fa erano scomparsi mentre rientravano a Hama, dove risiedevano. Di loro non si era saputo più nulla per 48 ore. Sono stati trovati tutti e sei senza vita in una campagna di Mesyaf e la loro terribile morte è stata subito attribuita al regime del presidente Bashar Assad dai Comitati locali di coordinamento dell’opposizione.

Sull’accaduto e sui suoi responsabili però non vi è alcuna conferma da fonti indipendenti. Rapporto della Commissione di indagine Onu La denuncia, fondata o meno, in ogni caso accresce la pressione su Assad contro il quale ha puntato l’indice anche la Commissione di inchiesta dell’Onu sulla Siria, guidata dal brasiliano Paulo Pinheiro che, in un rapporto diffuso ieri a Ginevra, accusa l’esercito e i servizi di sicurezza siriani di aver commesso la maggior parte delle violazioni, delle violenze e degli abusi registrati negli ultimi mesi. Parole che daranno maggior forza a coloro i quali, dentro e soprattutto fuori dalla Siria, lavorano per il cambio di regime anche con l’uso della forza: sebbene qualche giorno fa, al vertice Nato di Chicago, i leader occidentali abbiano escluso un intervento dell’Alleanza atlantica in Siria. Ma la situazione è fluida e la «soluzione» militare rimane sul tavolo. Ciò mentre la Commissione dell’Onu ha detto di aver ricevuto diversi resoconti che indicano che anche i gruppi armati anti-governativi commettono violazioni dei diritti umani, come gli assassinii a sangue freddo di membri dell’esercito e delle forze di sicurezza o di persone sospettate di essere informatori del regime. La commissione scrive che i ribelli hanno usato bambini come facchini, messaggeri e cuochi. È di ieri la notizia che un ufficiale e suo figlio Haidar di 13 anni sono stati assassinati a Jdaidat al-Fadel, alla periferia di Damasco. Un commando ha aperto il fuoco contro l’auto dell’ufficiale mentre stava portando il figlio a scuola. Ai ribelli armati è stato attribuito anche il rapimento di 12 pellegrini sciiti libanesi avvenuto martedì in Siria e non ancora tornati in libertà.

 



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