Quanto sono preparati gli italiani sui temi finanziari? Solo il 6,9% si ritiene davvero competente, ma cresce la voglia di imparare
Il 65% dei lavoratori si dichiara poco preparato, ma il 44% vuole imparare a investire: una realtà specializzata nel benessere finanziario dei dipendenti indica la via tra welfare aziendale e formazione digitale
Con la fine di novembre si è concluso il Mese dell’Educazione Finanziaria, durante il quale istituzioni, imprese, scuole e associazioni hanno promosso iniziative per incrementare le conoscenze in ambito finanziario, assicurativo e previdenziale. Ma adesso che il mese è finito, è arrivato il momento di fare il punto: come se la cavano davvero le aziende italiane?
Per rispondere, FunniFin ha condotto un’indagine su oltre 2.300 dipendenti italiani per tracciare un quadro chiaro dellecompetenze attuali e delle esigenze formative in ambito finanziario nelle imprese.
Il sondaggio mette in luce una realtà nota già nota a livello europeo, ovvero che l’Italia registra livelli di alfabetizzazione finanziaria tra i più bassi del continente, incertezza che si riflette anche nelle aziende. Infatti più della metà degli intervistati (55,5%) si sente poco consapevole delle principali tematiche finanziarie, un 10% addirittura per nulla preparato, mentre solo il 6,9% si ritiene molto competente. Questo significa che oltre il 65% dei lavoratori si ritiene poco o per nulla preparato su questi temi.
Eppure, nonostante le lacune, tra i dipendenti si percepisce la volontà di migliorare le proprie competenze finanziarie. La mancanza di conoscenze non viene percepita quindi come un limite, ma come un incentivo a imparare e a scoprire strumenti concreti per gestire e far crescere il proprio capitale.
Le richieste dei dipendenti: strumenti e formazione per gestire le proprie finanze
Emerge infatti che il 44% del campione desidera approfondire la conoscenza di ETF e PAC, rispettivamente pacchetti di titoli che seguono automaticamente l’andamento del mercato e piani di investimento periodici che permettono di accumulare capitale nel tempo. Sono forme di investimento estremamente accessibili, e rappresentano un passo avanti rispetto agli approcci più conservativi generalmente adottati dalla maggior parte delle famiglie italiane, che spesso si orientano sulla protezione del capitale proprio a causa di competenze finanziarie limitate (fonte: Rapporto Consob 2024).
Il profilo che emerge dall’indagine è quello di una popolazione aziendale desiderosa di strumenti chiari per il controllo delle proprie finanze, percorsi formativi strutturati e consulenze personalizzate.
Una risposta concreta a queste esigenze arriva dalle iniziative di welfare aziendale, sempre più centrali nelle imprese italiane. Integrando formazione finanziaria digitale e percorsi personalizzati all’interno del welfare, le aziende possono colmare i gap di competenze, aumentare l’autonomia economica dei dipendenti e favorire una maggiore serenità sul lavoro, trasformando l’educazione finanziaria in un vero asset strategico capace di rafforzare benessere e produttività.
“È importante ricordare che educazione finanziaria e welfare aziendale non sono concetti separati, ma parte della stessa evoluzione culturale. Come dimostrano i progetti realizzati con realtà come Gruppo Iren e Gruppo Hera, insieme rappresentano strumenti concreti per rendere il lavoro più sicuro, sereno e sostenibile,” conclude Leonardo Capotosto, co-founder di FunniFin.