AI, lavoro e utilizzo dei social: cosa vogliono (davvero) le nuove generazioni secondo l’Osservatorio “Mind the Gap”

 AI, lavoro e utilizzo dei social: cosa vogliono (davvero) le nuove generazioni secondo l’Osservatorio “Mind the Gap”

Oltre 3.000 risposte per leggere i comportamenti reali della Next Gen su intelligenza artificiale, lavoro, digitale, consumi e viaggi. L’Osservatorio “Mind the Gap” di OneDay e ScuolaZoo restituisce l’immagine di una generazione tecnologicamente avanzata ma sempre più orientata alla relazione, all’esperienza e al valore delle community. I dati sono stati presentati e discussi presso WAO Romolo C30 a Milano con il contributo di aziende, imprenditori e istituzioni.

Capire le nuove generazioni è diventato uno dei temi centrali per aziende, istituzioni e media. Non solo per anticipare i cambiamenti, ma per governarli. Da questa esigenza è nato “Mind the Gap”, l’evento promosso da OneDay Group e ScuolaZoo. Un appuntamento dedicato all’ascolto dei comportamenti reali della Next Gen su lavoro, digitale, consumi, viaggi e utilizzo dell’intelligenza artificiale. L’iniziativa si è svolta con il Patrocinio delComune di Milano, il sostegno del ConfCommercio Giovani Milano, Monza, Lodi e Brianza e di SkyTG24 in qualità di Media Partner. L’evento è in andato in scena martedì 3 febbraio presso gli spazi di WAO Romolo C30 (Viale Cassala 30, Milano), con la moderazione di Giovanni Di Giacomo. L’incontro ha messo in dialogo dati quantitativi e interpretazioni qualitative, coinvolgendo imprenditori, professionisti e istituzioni per leggere insieme i cambiamenti in atto nei comportamenti delle nuove generazioni.

“L’evento ‘Mind the Gap’ di ScuolaZoo e OneDay nasce dall’esigenza di spostare il punto di vista. Non raccontare le nuove generazioni da fuori, ma partire da ciò che fanno davvero ogni giorno. I dati dell’Osservatorio servono a questo: togliere filtri, ridurre le distanze e creare un dialogo più onesto tra mondi che spesso si osservano senza parlarsi”, ha spiegato Gaia Marzo, ScuolaZoo Media Director.

Lontano dalle narrazioni semplificate, l’Osservatorio “Mind the Gap” mostra una generazione che vive l’innovazione tecnologica come normalità, non come eccezione. L’intelligenza artificiale è già parte integrante dello studio, dell’informazione e delle decisioni quotidiane; i social non sono più solo intrattenimento, ma strumenti di orientamento culturale e identitario; il digitale, però, non sostituisce il bisogno di esperienze reali, che anzi emerge con forza crescente.

Nel rapporto con lavoro, consumi e viaggi, la Next Gen dimostra un approccio pragmatico: utilizza gli strumenti che funzionano, abbandona quelli che annoiano o non sono coerenti, premia fiducia e autenticità più della popolarità. Una generazione meno ingenua di quanto spesso venga raccontato, più attenta ai contesti e molto meno disposta a “subire” contenuti, brand o modelli che non rispecchiano i propri valori.

TUTTI I DATI DELL’OSSERVATORIO

L’Osservatorio “Mind The Gap” di OneDay e ScuolaZoo si basa su oltre 3.000 risposte raccolte a livello nazionale, con un focus sul target 13-17 anni (e un’estensione ai 18–20), restituendo una fotografia concreta della generazione Alpha, lontana da stereotipi e semplificazioni.

SOCIAL E INFORMAZIONE

Quando si cercano informazioni, circa 4 giovani su 10 partono ancora da Google, 1 su 6 chiede direttamente all’AI, mentre oltre 1 su 3 dichiara che la scelta dipende dall’argomento. I social non sono il primo canale di ricerca, ma restano fondamentali per orientarsi e capire il contesto. Il feed non è più l’unica modalità di fruizione: metà del campione alterna scroll e ricerca in base all’umore. E contro ogni stereotipo, oltre 5 giovani su 10 dichiarano di preferire contenuti lunghi, se di valore.

La fiducia non è più legata alla notorietà. Oltre la metà dei giovani si fida di community e nicchie tematiche, 1 su 3 di creator piccoli ma credibili, mentre meno di 1 giovane su 10 afferma di affidarsi a celebrity o grandi influencer, Le ragioni di unfollow sono chiare: noia, incoerenza e perdita di autenticità. Segno che la popolarità, da sola, non è un driver.

Davide Reinecke, CEO di Certo Agency, ha così commentato: “La community oggi non ti segue perché sei grande, ma perché sei rilevante su un determinato campo e argomento. I brand che funzionano sono quelli che sanno stare dentro le conversazioni, non sopra”.

L’e-commerce è normalità: circa 3 giovani su 4 acquistano online almeno una volta al mese. La scelta non è guidata solo dal prezzo: quasi il 50% sceglie ciò che convince di più, mentre il 30% guarda al prezzo e solo una minoranza alla sostenibilità. I principali ostacoli restano concreti: costi di spedizione, tempi lunghi e complessità dei siti.

AI È NORMALITÀ, NON FANTASCIENZA

L’intelligenza artificiale è già ampiamente conosciuta e utilizzata. Circa 9 giovani su 10 dichiarano di conoscere e usare ChatGPT, seguita da Gemini (circa 7 su 10). Altri strumenti come CapCut sono utilizzati da quasi 1 giovane su 2, mentre solo una quota residuale, intorno al 3%, dichiara di non usare affatto l’AI. L’uso principale dell’AI riguarda lo studio: circa il 74% la utilizza per studiare e fare compiti, e per farsi spiegare concetti complessi in modo semplice. Una quota significativa la usa anche per chiedere consigli personali, mentre l’intrattenimento rimane secondario.

Antonio Pisante, CEO & Founder di Yellow Tech, durante l’evento ha affermato: “Questi dati ci dicono una cosa chiara: i giovani non stanno “scoprendo” l’AI, la stanno già integrando. Il vero gap oggi non è tecnologico, ma generazionale: le aziende devono imparare da chi l’AI la usa ogni giorno, non il contrario”.

AI E LAVORO: TRA OPPORTUNITÀ E CONSAPEVOLEZZA

Il rapporto tra AI e futuro professionale è lucido: circa 3 giovani su 10 vedono l’AI come uno strumento che li aiuta a capire meglio il mondo del lavoro; un terzo la considera utile ma anche fonte di timore; quasi 2 su 10 sono convinti che sostituirà molte professioni. Solo una minoranza ritiene l’AI irrilevante.

Betty Pagnin, Founder di BuddyJob, ha dichiarato: “I giovani non hanno paura dell’AI in sé. Sono nativi AI e quindi lo strumento lo conoscono e lo stanno imparando a usare fuori dal contesto lavorativo. Non riescono a capirne l’utilizzo nel mondo delle professioni e come questo avrà impatto sul loro futuro professionale. L’orientamento oggi non è dire ‘che lavoro farai’, ma dare strumenti per capire come abilitare le proprie competenze”.

Durante il confronto è emersa con forza la necessità di politiche capaci di stare al passo con la trasformazione digitale e generazionale. A sottolinearlo è stata Alessia Cappello, Assessora allo Sviluppo Economico e alle Politiche del Lavoro del Comune di Milano, che ha richiamato l’importanza di creare un ecosistema in cui giovani e imprese possano incontrarsi davvero: “I dati ci dicono che i giovani sono pronti, spesso più pronti delle organizzazioni che dovrebbero accoglierli. Il ruolo delle istituzioni è accompagnare questa transizione, costruendo ponti tra competenze, imprese e territori, e creando contesti in cui il talento possa esprimersi senza essere frenato da barriere culturali o strutturali”.

IMPRENDITORIA: COSTRUIRE FUTURO

Il tema dell’imprenditorialità giovanile è stato affrontato da Paolo De Nadai, Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza, che ha portato l’attenzione su un dato strutturale: l’Italia è un Paese che invecchia e che rischia di perdere competitività senza un ricambio generazionale reale. “Investire sui giovani non è una scelta etica, è una necessità economica. L’ingresso di capitale umano giovane accelera la trasformazione digitale, aumenta la produttività e rende le imprese più solide. Il vero rischio oggi è non creare le condizioni perché i giovani restino e costruiscano qui, nel nostro Paese”, ha dichiarato De Nadai.

Accanto a questa visione, Sara Compagni, Founder di Postura da Paura e di Fem Studio Milano, ha riportato il focus sull’individuo, ricordando che fare impresa è un’esperienza che coinvolge corpo, mente ed equilibrio personale. “Parliamo spesso di performance, ma quando il corpo e il cervello non reggono, la crescita si ferma. Se diminuisce la capacità di reggere carico, rischio e decisioni, diminuisce anche l’iniziativa imprenditoriale. Il corpo è parte del sistema produttivo. Il movimento è una delle leve economiche più sottovalutate della produttività. Prendersi cura di sé è parte stessa del progetto professionale.”

VIAGGI: PIÙ ESPERIENZA, MENO ESPOSIZIONE

Emerge un dato culturale forte: quasi 4 giovani su 10 non pubblicano quasi mai, oltre il 40% condivide solo in spazi ristretti o con contenuti che spariscono. La ricerca di esperienza supera il bisogno di visibilità. A fronte di una forte vita digitale, cresce il desiderio di incontro reale, relazione e community.

Margherita Galluzzo, Head of Brand & Communication di WeRoad ha dichiarato: “Il viaggio oggi è un acceleratore di relazioni. Le nuove generazioni cercano esperienze che lasciano tracce dentro e non solo online”. Anche Federico Tosazzi, Founder di Odex, ha espresso un punto di vista cruciale in merito all’evoluzione delle aspettative e delle priorità della Next Generation: “Dopo anni di iper-digitale, l’IRL (In Real Life) diventa il vero valore differenziante. Una tendenza sempre più marcata e un’opportunità per le aziende di creare community e connessioni umane più solide, emozionanti e memorabili, capaci di generare un senso di appartenenza che il mondo virtuale spesso fatica a replicare con la stessa intensità”.

L’Osservatorio Mind the Gap restituisce l’immagine di una generazione tutt’altro che disorientata: tecnologicamente preparata, critica, selettiva e profondamente orientata alla relazione. Il vero gap non è tra giovani e tecnologia, ma tra chi interpreta il cambiamento e chi lo subisce. Alcune logiche vanno prima capite, ed è da questa comprensione che possono nascere politiche, prodotti, esperienze e nuovi modelli di lavoro.

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