Il trend nato in UK e Cina arriva anche in Italia: dal consumo impulsivo al risparmio strategico. Il divulgatore finanziario Marco Casario spiega come funziona e come trasformarlo in un metodo concreto
Il Revenge Saving, il risparmio “di rivalsa” già diffuso in UK e Cina, inizia a emergere con forza anche in Italia. Un cambio di approccio al denaro che ribalta la logica del revenge spending, fenomeno imputato ai giovani italiani negli ultimi anni. Non più spese impulsive per compensare stress e frustrazione, ma accumulo strategico per costruire autonomia economica in un mondo che, specialmente in Italia, non è a misura dei giovani.
Il contesto è chiaro: il 62,5% degli italiani si concede almeno una spesa extra al mese, tra ristoranti, shopping e viaggi last-minute, secondo l’Osservatorio Consumi e Risparmio di SumUp 2026. Un comportamento diffuso soprattutto tra i più giovani, che usano, o meglio usavano, il consumo come leva di gratificazione immediata.
Ma nel 2026 qualcosa sta cambiando. In UK, più di sei giovani su dieci tra i 25 e i 34 anni dichiara di adottare pratiche di revenge saving, smettendo di usare il denaro come risposta emotiva e iniziare a usarlo come strumento strategico, e in Italia?
“Il problema non è la mancanza di disciplina dei giovani. Il problema è un sistema che li ha tenuti nell’ignoranza finanziaria per anni, nessuno gli ha mai insegnato come funziona il denaro, né a scuola né in banca. Il revenge saving è la risposta di una generazione che ha capito di non potersi fidare e ha deciso di prendere il controllo da sola. La disciplina dura poco, la rivalsa, invece, rimane nel tempo. Per questo il fenomeno è esploso all’estero ed oggi è arrivato in Italia” spiega Marco Casario, autore del libro “I 4 pilastri dell’indipendenza finanziaria”.
Come funziona il revenge saving e il ruolo dell’AI
Eppure anche nel nostro Paese il risparmio “giovane” esiste, ma spesso in forma passiva. Oltre il 54% dei giovani Gen Z riesce a mettere da parte una quota del proprio reddito, ma senza una strategia precisa e ciò che resta a fine mese non è ciò che viene pianificato all’inizio.
”Il risparmio ‘di quello che avanza’ è il modo in cui il sistema vuole che tu gestisca i soldi: senza strategia, senza consapevolezza, sperando che a fine mese resti qualcosa. Il risparmio intenzionale ribalta la logica: decidi tu quanto tieni, prima ancora di spendere. È un atto di autonomia”.
È qui che il revenge saving smette di essere un trend e diventa un metodo. Il punto di partenza è ribaltare la sequenza tradizionale dove non si risparmia ciò che avanza, ma si mette da parte una quota appena arriva lo stipendio, prima ancora di iniziare a spendere. “Se il denaro non lo vedi, non lo spendi”, sintetizza Casario.
Il secondo passaggio è dare un significato concreto al risparmio, gli obiettivi generici non funzionano serve quindi qualcosa di tangibile che renda evidente il perché dello sforzo. Non “mettere da parte per il futuro”, ma costruire un margine di libertà, che sia un fondo di emergenza, un capitale per un progetto o semplicemente la possibilità di non dipendere da scelte imposte.
Infine, la differenza la fa l’automazione. Affidarsi alla motivazione o alla disciplina è il motivo per cui molti tentativi falliscono dopo poche settimane. “Quando il processo è automatico, elimini la componente emotiva”, spiega Casario. “Il sistema funziona anche quando sei stanco o sotto pressione. Non è una questione di forza di volontà, ma di struttura”.
In questo contesto, anche l’intelligenza artificiale sta iniziando a giocare un ruolo crescente: sempre più giovani si affidano a strumenti digitali e assistenti AI per ricevere consigli su come gestire il denaro, impostare obiettivi e costruire piani di risparmio personalizzati. L’automazione non è più solo tecnica, ma anche decisionale: riduce l’attrito, semplifica le scelte e rende il risparmio più accessibile.
In questo senso, il revenge saving non è una rinuncia, ma una ridefinizione delle priorità: meno reazione immediata, più controllo nel tempo.
Dal trend mondiale al cambiamento culturale: meno fiducia nel sistema, più controllo personale
Il fenomeno nasce in risposta a dinamiche strutturali come prezzi degli immobili sempre più elevati, salari stagnanti e incertezza sul sistema pensionistico. Secondo il Pension Index dell’Edufin Index 2025 di SDA Bocconi/Alleanza Assicurazioni, i giovani attribuiscono al sistema pensionistico un livello di fiducia molto basso, pari a 41 su 100.
“In UK è stato un effetto diretto dell’inflazione post-pandemia. I In Cina si è legato al tang ping, il rifiuto della pressione sociale. In Italia prende una forma diversa: è la risposta di chi ha capito che il sistema pensionistico non lo proteggerà, che le banche non lavorano per lui, e che l’unica via è imparare a fare da sé. La differenza non è quanto risparmi, ma perché lo fai e quando cambi prospettiva, cambia il risultato” conclude Casario.

