Oltre 2,3 milioni di euro donati e 120 mila persone coinvolte: così Goodify trasforma gli acquisti in solidarietà

A dieci anni dalla creazione in Italia della Giving Economy, la fintech for good e società benefit di Bolzano presenta i primi numeri del modello che trasforma gli acquisti in donazioni aziendali: 2,35 milioni di euro generati e migliaia di non profit beneficiarie. Da MD a Würth e Ferrari Trento, ora l’obiettivo è aumentare il numero di partner e portare la Giving Economy nel welfare e nel banking

Oltre 2,35 milioni di euro di donazioni generate, 120 mila persone coinvolte e migliaia di organizzazioni non profit beneficiarie. Sono i numeri raggiunti dalla Giving Economy, il modello sviluppato in Italia da Goodify, società benefit nata a Bolzano per creare un ponte tra imprese, consumatori e non profit e trasformare un gesto quotidiano come un acquisto in un’occasione per generare impatto positivo.

Un’intuizione che intercetta una particolare sensibilità degli italiani verso la solidarietà. Secondo il World Giving Report 2026 della Charities Aid Foundation, tra gli italiani che hanno donato denaro nel 2025 il 42% afferma di averlo fatto perché considera un dovere aiutare gli altri quando se ne ha la possibilità, contro il 38% a livello globale.

In questo contesto Goodify è passata dai primi test locali tra Bolzano e Bassano del Grappa a un modello nazionale adottato da realtà come MD, Würth, Ferrari Trento, Promotica, Dedagroup e UNGUESS, oltre che da decine di nuove attività locali e piccole imprese ogni giorno.

“Quando siamo partiti avevamo un’idea semplice: permettere alle persone di fare del bene attraverso i propri acquisti, scegliendo liberamente la causa da sostenere. La tecnologia doveva rendere questo gesto facile e quotidiano. Dopo anni di sperimentazione, gli oltre 2,35 milioni di euro destinati alle non profit dimostrano che il modello funziona e può generare un impatto concreto. Ora vogliamo dare a sempre più persone la possibilità di cambiare il mondo, un acquisto alla volta”, spiega Paolo Plebani, CEO e founder di Goodify.

A ogni acquisto, l’azienda dona e il consumatore sceglie

Il principio è semplice: l’impresa mette a disposizione la donazione, ma è la persona a scegliere dove farla arrivare. Quando acquista presso un’impresa partner di Goodify, il consumatore può ricevere una donazione interamente finanziata dall’azienda, senza spendere un euro in più, e destinarla alla non profit che gli sta a cuore o a una causa nella quale si riconosce: dall’infanzia agli animali, dall’ambiente alla ricerca scientifica, fino alla terza età e alla lotta alla povertà.

Goodify è l’infrastruttura tecnologica che unisce tre protagonisti: le persone che acquistano, le imprese che vendono e le non profit che trasformano ogni donazione in impatto positivo. Le imprese uniscono crescita a valore sociale; le persone fanno del bene senza spendere di più; le non profit ricevono nuove donazioni in modo continuativo.

Dalla donazione all’impatto: quando 45 mila euro diventano 60 tonnellate di cibo

Dietro i 2,35 milioni complessivamente generati ci sono migliaia di singole scelte. Uno degli esempi più significativi riguarda gli animali: attraverso le donazioni attivate con Goodify sono stati destinati 45 mila euro a BALZOO – Banco Italiano Zoologico Onlus. Le risorse hanno contribuito alla distribuzione di oltre 60 tonnellate di cibo, aiutando più di 3.000 animali e 400 famiglie in difficoltà e rifornendo 35 rifugi in otto regioni italiane.

La Giving Economy

La Giving Economy non nasce in contrapposizione al business. Il presupposto di Goodify è che impatto positivo e obiettivi aziendali possano rafforzarsi reciprocamente.

La donazione aziendale – deducibile al 100% – diventa così anche uno strumento per costruire una relazione diversa con clienti, dipendenti e partner: rende visibile l’impegno sociale dell’impresa e coinvolge direttamente le persone, anziché limitarsi a comunicare loro una scelta presa dall’alto. Il modello può essere integrato nei canali fisici e digitali, nel B2C come nel B2B.

Goodify punta ora ad accelerare la diffusione della Giving Economy nel retail e negli e-commerce, nei servizi in abbonamento e nel welfare aziendale. Parallelamente, sta sviluppando partnership con operatori dei pagamenti e del banking capaci di portare il modello su larga scala, consolidandolo in Italia per poi guardare progressivamente oltre confine.

“Quando abbiamo iniziato non parlavamo ancora di Giving Economy. Partivamo da una convinzione: fare impresa e generare un impatto positivo non devono essere due attività separate. È una visione che in Italia ha radici profonde: già nel 1765, nell’economia civile di Antonio Genovesi, il mercato era considerato anche un luogo di fiducia, reciprocità e bene comune. Con Goodify portiamo quel principio nella vita quotidiana: ogni acquisto può generare una donazione finanziata dall’impresa, lasciando alla persona la libertà di scegliere la causa che le sta davvero a cuore. È questo, per noi, il cuore della Giving Economy”, conclude Paolo Plebani.

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