In testa alla classifica dei ricavi pubblicitari per utente, relativa al 2018, c’è Google con un arpu di 37 euro. Gli altri player di punta sono Facebook (21 euro) e Instagram (11 euro), di poco davanti a YouTube, il cui arpu corrisponde a 10 euro. I dati sono quelli forniti dal primo Osservatorio sulle piattaforme online, report realizzato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Sotto il profilo dei dati acquisiti dalle piattaforme, si stima che il valore annuo di quelli generati dagli utenti attraverso ricerche (search), social network e intrattenimento gratuito oscilli tra i 10 e i 40 euro per utente.

Peraltro, il valore dei dati individuali riflette la disponibilità a pagare dei cittadini: i dati di un utente medio statunitense valgono, ai soli fini pubblicitari, circa 150 euro in un anno nel search e oltre 90 euro nei social, 3 volte tanto quelli degli europei, e 15-18 volte quelli degli utenti che si trovano in Paesi in via di sviluppo.

Nel 2018, Alphabet/Google, Amazon, Apple, Facebook, Microsoft e Netflix hanno conseguito complessivamente 692 miliardi di euro di ricavi nel mondo, un valore quattro volte superiore a quello delle principali imprese di TLC e media tradizionali.

Le piattaforme Ott realizzano quasi la metà del proprio fatturato al di fuori del continente domestico, a fronte di una quota del 15% per le tlc e le media company, e possono contare su una produttività del lavoro più elevata: un loro dipendente produce il 53% di ricavi in più di un dipendente delle imprese di lc e media (0,7 vs. 0,4 milioni di euro per dipendente).

In media, le piattaforme online hanno una profittabilità lorda del 49% e un margine operativo pari al 21% dei ricavi, corrispondente a 24 miliardi di euro.  Queste realtà spendono molto sia in innovazione (13 miliardi in media nel 2018), sia in asset patrimoniali (195 miliardi complessivi in 3 anni). Molto elevate risultano qundi la redditività del capitale proprio (32% in media negli ultimi 3 anni) e del capitale investito (15% il Roi medio degli ultimi 3 anni). Valori decisamente superiori a quelli rilevati per le principali tlc e media company e per le oltre 2.000 più grandi imprese italiane.