App Immuni adotterà un nuovo sistema decentralizzato

L’app Immuni, che dovrebbe essere utilizzata per il tracciamento dei contatti Covid-19, utilizzerà un nuovo modello. Il problema è la tutela della privacy, per questo dovrebbe essere utilizzato un modello decentralizzato. Ma come funzionerà? Ecco le previsioni degli esperti.

I cellulari generano al proprio interno, con l’app, un proprio identificativo anonimo. Se lo scambiano ogni volta che entrano in contatto (via Bluetooth). Ogni cellulare contiene la lista di questi codici anonimi.

I giochi cominciano quando un operatore sanitario trova un caso di coronavirus. Allora permette al paziente di caricare su un server questi identificativi anonimi con cui il suo smartphone è entrato in contatto. Il server manda a tutti gli smartphone dotati di app la lista dei codici. Se l’app riconosce il proprio in quella lista manda la notifica all’utente (del tipo: “sei stato vicino a un contagiato da covid-19 per un tempo e una distanza sufficienti dal permettere l’infezione”).

Nel modello (più) “centralizzato” finora adottato da molte app europee e dall’attuale beta di Immuni (già in sperimentazione sul campo), i codici sono invece generati dal server, non dai dispositivi. Ed è una differenza importante perché significa che c’è un luogo dove ci sono sia i dati di contatto sia le chiavi con cui renderli potenzialmente identificabili. È un rischio in più per la privacy.

Perché è stato adottato il modello decentralizzato? Solo un modello decentralizzato può garantire i principi di minimizzazione dell’uso dei dati; principi invocati di recente, proprio per il contact tracing, dalla raccomandazione della Commissione europea dell’8 aprile 2020 e dal nostro Garante della Privacy.

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