Come il paradigma “open” sta trasformando gli ecosistemi finanziari. L’analisi di Ambrosetti, Fabrick e illimity

 Come il paradigma “open” sta trasformando gli ecosistemi finanziari. L’analisi di Ambrosetti, Fabrick e illimity

Fotografare lo status reale ad oggi del concreto processo di cambiamento imposto da Open Banking e Open Finance è l’obiettivo dell’importante lavoro promosso da The European House – Ambrosetti e da due attori chiave di questo nuovo mercato, illimity, banca di nuovo paradigma ad alto tasso tecnologico e Fabrick, pioniere e piattaforma ecosistemica di riferimento per l’Open Finance.

Lo scorso venerdì 1° aprile sono stati presentati i risultati finali dell’indagine che ha coinvolto complessivamente 650 attori tra oltre 30 primari attori bancari, Fintech, imprese e start up nazionali e internazionali, che dimostrano il ruolo centrale dei modelli a piattaforma e della collaborazione tra attori nello sviluppo di nuovi paradigmi dell’industria finanziaria.

La Ricerca, guidata dal Prof. Salvatore Rossi, già Direttore Generale di Banca D’Italia, ha definito il concetto di Open Finance come un modello di innovazione in cui la capacità di scambiare dati tra diverse fonti e soggetti rende possibile la creazione di nuovi prodotti e servizi in ambito finanziario secondo un paradigma a piattaforma. L’81% degli attori intervistati ritiene il paradigma Open Finance la principale evoluzione del settore finanziario.

I risultati finali dimostrano che se l’innovazione incessante è il tratto distintivo del tempo moderno, il settore finanziario non può sottrarsi: deve diventare esso stesso un ecosistema votato all’innovazione.

Nella Ricerca sono stati analizzati i principali ecosistemi Open Finance a livello internazionale (USA, UK, Unione Europea, Israele, Cina) e le principali iniziative Fintech, con particolare attenzione agli assetti normativi propri di ogni ecosistema, al fine di derivare possibili indicazioni di sviluppo per l’Europa e l’Italia.

Gli ecosistemi a livello UE hanno visto la nascita di 19 unicorni Fintech, con una valutazione complessiva di 101,8 miliardi di dollari. In particolare, l’ecosistema italiano può contare sulla crescita di Milano come principale hub d’innovazione del Paese anche in ambito Fintech, occupando il 61° posto nel ranking mondiale delle città Fintech (prima città italiana). Milano ospita oltre 10mila imprese finanziarie con 70mila occupati ed è la prima città italiana per numero di startup e PMI innovative (2.688, pari al 19,2% del totale nel Paese). Alla crescita dell’hub d’innovazione milanese contribuiscono incubatori, acceleratori e distretti di primo livello come Fintech District. Anche la Banca d’Italia ha dato vita a una iniziativa molto rilevante nel settore, Milano Hub, un centro di innovazione per sostenere l’evoluzione digitale del mercato finanziario e favorire l’attrazione di talenti e investimenti. Vi è inoltre l’iniziativa Fin+Tech lanciata da Cassa Depositi e Prestiti insieme ad altri attori: un acceleratore di Fintech e Insurtech che a marzo 2022 ha selezionato 16 promettenti startup (su oltre 300 candidature) a cui è stato offerto un percorso di accelerazione della durata di 4 mesi e un follow-on di investimento fino a 300mila euro.

Ad oggi, un’impresa finanziaria deve essere in grado di offrire ai propri clienti molto di più di quanto possa con le risorse di cui dispone. Per farlo è necessario entrare a far parte di ecosistema abilitato da una piattaforma. L’adozione di tale approccio non è facile per un’impresa tradizionale in quanto richiede di esplorare nuovi modelli di cooperazione con altri soggetti anche apparentemente molto distanti in termini di catena del valore. In termini di adozione del modello a piattaforma, i risultati della survey testimoniano un importante livello di partecipazione degli attori Fintech a ecosistemi Open per lo sviluppo di nuove soluzioni finanziarie (61%) e la collaborazione delle banche con attori Fintech per lo sviluppo di nuovi prodotti (36%). È interessante notare come il 35% delle Fintech abbia un modello di business disintermediato da un altro attore, rappresentato da una banca (nel 40% dei casi), da un attore non finanziario (29%) o da una Neobank (25%). Infine, il 43% delle Fintech si vede come parte integrante di un ecosistema di piattaforma nei prossimi tre anni.

L’evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo offre enormi opportunità per lo sviluppo di nuovi ecosistemi del valore basati su modelli a piattaforma. Nell’ambito finanziario, i dati, le API e l’intelligenza artificiale devono essere considerati gli strumenti alla base di nuove offerte di valore e di nuovi modelli di business”, dichiara Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti. “In tal senso, gli oltre 650 stakeholder, coinvolti all’interno di un lavoro di ricerca unico nel suo genere, hanno confermato la necessità di indirizzare lo sviluppo di un ecosistema Platform as a Bank”.

In particolare, il modello dell’Embedded Finance che abilità player non-finanziari a integrare nella propria offerta servizi finanziari per creare nuovi modelli di business, in un ambito fortemente regolamentato e a elevata intensità tecnologica. L’Embedded Finance consente di gestire in maniera diversa i tre principali elementi alla base della creazione di nuove offerte di valore:

–        Conoscenza – aggregare e analizzare in maniera dinamica e continuativa dati su cui progettare nuovi prodotti e servizi finanziari da parte di attori non-finanziari;

–        Interazione – sviluppare nuove esperienze per la gestione delle transazioni tra operatori economici (anche non-finanziari) verso una sempre maggiore integrazione, ad esempio nell’ambito retail pagamento, microcredito e assicurazione e nell’ambito corporate, incassi e pagamenti, riconciliazione, gestione della tesoreria e gli adempimenti fiscali;

–        Identità (di persone fisiche e persone giuridiche) – gestire le transazioni con maggiore sicurezza, superando le criticità dei modelli attuali. Inoltre, il concetto di identità dovrà evolversi aggregando ulteriori fonti di informazione utili agli specifici processi.

L’attività di ascolto – che ha coinvolto anche ItaliaOnSite, Bene Assicurazioni, Moneyfarm, Faire.ai, CashDirector, Lokky, Directa.it, Credimi, Prestiamoci, Crea Assicurazioni, Net Insurance, Reale Group – ha permesso di identificare sei benefici chiave, ottenuti dalle aziende grazie all’adozione del paradigma Open Finance. In particolare, i benefici cui si fa riferimento sono: efficienza ed efficacia, immediatezza, migliore gestione della multicanalità, personalizzazione, certezza e compliance, sviluppo di nuovi modelli di business e allargamento delle basi clienti dei prodotti finanziari.

Ad esempio, gli attori hanno sfruttato le soluzioni Open Finance per migliorare la gestione di bonifici in ingresso e uscita da parte dei clienti, ottenendo una riduzione dei costi di transazione del 90% con benefici anche in termini di compliance. In altri casi, l’accesso a soluzioni smart per la riconciliazione di operazioni ha permesso di ottenere vantaggi di costo pari all’80%. L’adozione di soluzioni Open Finance per velocizzare l’esecuzione degli ordini di trading ha permesso di ridurre a poco più di 10 minuti la disponibilità delle risorse sul conto trading dopo la ricezione del bonifico – in tal senso, è evidente il miglioramento rispetto alle 24 ore necessarie prima di questo nuovo servizio.

Infine, partendo dalla sempre maggiore diffusione degli Open Data, sono state individuate alcune importanti tendenze tecnologiche che potranno influenzare i tre principali elementi alla base della creazione di nuove offerte di valore in ambito finanziario:

–        Interazione – possibili evoluzioni legate alla diffusione di Central Bank digital Currency (CBDC) e alla diffusione di nuovi paradigmi digitale e di relazione tra “oggetti” di rete basati su blockchain;

–        Conoscenza – il ruolo delle informazioni finanziarie e degli operatori finanziari all’interno dei modelli di dati federati che potranno concorrere alla concretizzazione dei gemelli digitali;

–        Identità – suggestioni rispetto allo sviluppo estremo di una realtà virtuale ispirata al concetto di Metaverso.

Lo sviluppo di questi tre verticali alla base della creazione di valore nell’ecosistema Open Finance è abilitato dalla logica di piattaforma: grazie all’aggregazione di dati e alla collaborazione tra player che offrono soluzioni diverse, anche in settori differenti, è possibile ottenere nuove esperienze e servizi/prodotti ad alto valore aggiunto.

La logica di piattaforma consente di superare i silos esistenti e di espandere le basi dati integrando soluzioni differenti: gli attori dell’ecosistema finanziario potranno sviluppare ulteriormente i modelli Open attraverso i concetti di interazione, conoscenza e identità sempre più evoluti e governati dal digitale, ricavandosi un ruolo nell’ambito della più generale evoluzione del paradigma della Data Economy.

Paolo Zaccardi, CEO e co-founder di Fabrick: “La rivoluzione in atto, che non coinvolge più solo il mondo dell’Open Banking ma anche quello dei pagamenti e di altri servizi finanziari, è andata ben oltre quanto era stato auspicato con l’introduzione della PSD2. L’apertura del mercato a nuovi player e il conseguente aumento della competizione ha alzato il livello di qualità dei servizi offerti a vantaggio dei clienti finali che possono fruire di servizi digitali, immediati e più convenienti con una customer experience fortemente personalizzata. Nuovi modelli di business, quali l’Embedded Finance e il Banking-as-a-Service, sono ormai affermati e società di qualunque settore possono integrare nella propria offerta servizi finanziari. Il modello di piattaforma aperta rappresenta la chiave per creare valore e rimanere competitivi, facilitando la co-creazione di prodotti e servizi. In Fabrick abbiamo costruito attorno alla nostra piattaforma Open Finance un ecosistema aperto per portare valore ad ogni società, banca o Fintech che scelga di cogliere questa opportunità”.

Carlo Panella, Head of Direct Banking di illimity: “La Ricerca dimostra come l’Open Finance sia il paradigma vincente per affrontare la trasformazione finanziaria e digitale in corso. Questo è il modello alla base di tutte le iniziative che illimity ha avviato fin dalla sua nascita e che l’hanno portata alla creazione di b-ilty, un vero e proprio esempio di “bank as a platform”. Progettata ispirandosi a piattaforme non finanziarie, b-ilty è un business store digitale interamente dedicato alle PMI che raccoglie in un unico ecosistema tutta l’operatività bancaria per supportare i clienti con soluzioni personalizzate costruite in base alle specifiche esigenze dell’impresa. Lo scopo è quello di unire tutti i prodotti e i servizi di una banca digitale completa con quelli di partner non bancari selezionati. Con b-ilty e non solo, puntiamo a ridefinire le frontiere del banking per creare un modello inclusivo fatto di servizi sinergici e basato su nuove forme di collaborazione. I risultati di questa Ricerca ci confermano ancora una volta che la direzione in cui illimity sta andando è quella giusta”.

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