I musei nel mondo post-Coronavirus: un coinvolgimento che diventa anche digitale

Il Coronavirus sta cambiano profondamente l’approccio nei confronti dei musei e la fruizione della cultura. Cresce la presenza sui social delle strutture museali. Raddoppiato il numero di post nel corso del periodo di lockdown, secondo uno studio condotto dal Politecnico di Milano.

Un impegno di risorse e creatività che è stato premiato in termini di follower: ad aprile rispetto a marzo sono cresciuto del 3,6% su Facebook, del 2,4 su Twitter e dell’8,4% su Instagram.

«Per noi è sempre stato chiaro che non volevamo utilizzare i canali solo per promozione di mostre, sconti ed eventi, errore tipico che fanno i musei, ma come strumento di conoscenza in linguaggi diversi in base al proprio pubblico e al social» spiega Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze.

Il lockdown è stata anche l’occasione per il lancio di iniziative native digitali. Ne è dimostrazione la mostra fotografica digitale «Il Mondo che verrà», curata dal mensile IL (Il Sole 24 Ore), in collaborazione con Mudec Photo, spazio espositivo dedicato alla fotografia del Museo delle Culture di Milano.

Un’altra interessante iniziativa è il progetto Musei Aperti, con Microsoft che ha messo a disposizione dei musei gratuitamente Teams per fornire contenuti alle scuole. L’idea è un racconto in diretta rivolto alle scuole e ai loro studenti che potranno interagire con l’esperto del museo.

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