Solidarietà al tempo del Covid-19

L’emergenza Covid-19 ha ormai coinvolto tutta Italia e non solo. Ogni giorno siamo bombardati da notizie di ogni tipo e, a volte, ci facciamo prendere dal panico. E il panico espone il nostro sistema immunitario allo stress.
In questa cornice di incertezza si sta cercando di affrontare al meglio la quotidianità con molte iniziative su tutto il territorio che vanno oltre gli strumenti della solidarietà digitale: libri, Giga, servizi IT offerti gratis temporaneamente.

Tantissime sono le donazioni fatte da privati tra cui influencer di spicco, atleti e allenatori, aziende e case di moda e istituti di credito. Ogni giorno, qualcuno fa a gara per donare.

Alcune di queste donazioni ci hanno colpito di più come quella dell’Unione Buddhista Italiana con 3 milioni di euro per l’emergenza dichiarando: “In questo momento non semplice vogliamo restituire concretamente alla popolazione italiana la fiducia dimostrata con l’8×1000…”.

Purtroppo ad oggi non esiste una via diretta e veloce, che consenta la donazione allo Stato per sostenere gli ospedali. Come si apprende in questi giorni, a causa della burocrazia italiana, non è facile far acquisire la strumentazione necessaria per far fronte alla situazione di crisi causata dal Covid-19. Nonostante questo ci sono catene di solidarietà come quella di Fior di Risorse che raccoglie fondi per supportare gli ospedali marchigiani con gli strumenti necessari: letti, ventilatori polmonari

Ma dalle situazioni sconvolgenti, spesso nasce la vera bellezza dell’italiano. Il titolare di un hotel del bergamasco – chiuso per ragioni di sicurezza- si è generosamente offerto di ospitare i degenti di patologie non infettive degli ospedali del territorio per dare respiro ai sovraffollati ospedali di territorio concentrati sull’emergenza.

Due giorni fa a Verona il titolare di un ristorante chiuso temporaneamente a causa dei provvedimenti sugli esercizi al pubblico ha pensato di offrire al personale medico e sanitario di Borgo Roma e Borgo Trento dei pasti per rifocillarsi dopo i turni stremanti. Detto fatto: i primi dieci pasti sono stati consegnati al Suem in un batti baleno. Il suo ristorante è stato trasformato in take away per fare in modo che le persone si spostino da casa il meno possibile ordinando via telefono. Accanto a questo servizio, il titolare di questo ristorante si è concentrato sulle consegne di emergenza medica. L’offerta dei piatti è limitata ma a costo zero per il personale ospedaliero.

Emergency, ha anche messo a disposizione delle autorità sanitarie le competenze di gestione dei malati, maturate in Sierra Leone nel 2014 e 2015 durante l’epidemia di Ebola. Inoltre, a Milano, in risposta all’appello fatto dal Comune nell’ambito della piattaforma Milano Aiuta, Emergency ha attivato un servizio per le richieste di trasporto di beni (alimentari, farmaci o altri beni di prima necessità) per gli over 65, coloro a cui è stata ordinata la quarantena e le persone fragili a rischio movimento.

Il servizio è attivo dalle ore 9.00 alle 13.00 dal lunedì al sabato chiamando il numero di telefono 020202 ed è completamente gratuito.

La Croce Rossa Italiana si sta organizzando in un volontariato di emergenza per portare la spesa, i farmaci alle persone più vulnerabili. A livello locale, in provincia di Venezia e Treviso, un’altra iniziativa di questo tipo la sta portando avanti “Assistenza Amorevole” – servizio alla persona – che ha iniziato a fare consegne a domicilio di beni di prima necessità a tutti gli anziani sul territorio. Maggiori informazioni nella pagina Facebook dell’associazione.

Un ringraziamento va a tutti quei sindaci digitali che a fine giornata fanno una diretta su Facebook per tranquillizzare i propri cittadini sulla situazione locale, che rispondono a domande e aggiornano sui numeri di contagiati, avvicinando così i cittadini alle istituzioni.

Nascono poi blog come sopravviverealcoronavirus che raccolgono riflessioni per vivere bene ai tempi del Covid-19.

L’invito #IoRestoaCasa, può diventare un incubo per le donne che vivono relazioni con i violenti e diventa problematico per i figli costretti a vivere tensioni e ad assistere ad aggressioni senza avere l’opportunità di allontanarsi. L’Associazione Nazionale D.i.Re “Donne in Rete contro la violenza”, continua a garantire il servizio e al 1522 risponde sempre qualcuno.

La paura della morte rimane sempre sullo sfondo ma anche se la sabbia ci sfugge dalle dita possiamo mettere in campo le nostre energie e competenze a servizio della comunità. Se anche tu conosci altrettanti progetti virtuosi nella tua area, segnalaceli. Saremmo felice di condividerli.

E come ci suggerisce Lonely Planet: È ora di goderci un luogo magico come non avete mai fatto prima: è ora di stare a casa”. Per ora ci si saluta dal bancone di casa.

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