Gli italiani chiusi in casa sono impegnati a lavorare a distanza, ma anche a fruire di contenuti video in streaming. Il risultato è un aumento delle risorse di Rete impegnate, che la scorsa settimana ha messo a dura prova l’infrastruttura italiana. E lo stesso sta accadendo a livello continentale, al punto che l’Europa ha lanciato la proposta di abbassare la qualità dei video per ridurre la congestione. Un’idea logica, ma che si scontrerà con alcuni intoppi molto pratici.

“Molti Paesi in Europa hanno introdotto misure di distanza sociale per combattere la pandemia Coronavirus – si legge sul sito della Commissione – Il risultato è che la richiesta di risorse Internet è aumentata, a causa del telelavoro, dell’e-learning o per ragioni di intrattenimento”. Una situazione che secondo la Commissione può mettere l’infrastruttura delle telecomunicazioni a dura prova.

Il commissario Thierry Breton lancia dunque un appello alla responsabilità valido per tutti: utenti, service provider e telco. I primi sono invitati a usare Internet in modo responsabile, qualsiasi cosa questo significhi, gli altri vengono spinti a collaborare per individuare le soluzioni tecniche migliori per arginare questo sovraccarico: per esempio viene consigliato di “offrire definizione standard invece dell’alta definizione” per i video, oppure si fa riferimento indiretto all’applicazione di tecnologia traffic shaping per “prevenire e mitigare” di nuovo gli effetti del sovraccarico.

L’appello dell’Europa si scontra con uno degli storici “limiti” della Rete: nata come libera e poi trasformatasi in commerciale. La crescita di Internet è stata tumultuosa e disordinata, nessuno ha mai stabilito delle regole per favorire questo o quel principio di accessibilità, e ciò d’altra parte ha determinato il successo di Internet stessa. Allo stesso modo, lo sviluppo delle capacità dell’infrastruttura ha seguito la curva della domanda più che una reale programmazione strategica: il risultato è che oggi abbiamo una Rete capace di tenere testa alla domanda anche in condizioni di stress come quelle attuali, ma con un margine per gli errori minimo.

Se (come accaduto la scorsa settimana) si verificasse un disservizio anche minore, le conseguenze a cascata sulla rete di un singolo provider e di altri sarebbero significative. Dunque, il principio di precauzione suggerito dalla UE è logico: ma si scontra con un altro aspetto, questo puramente commerciale, che riguarda i contratti sottoscritti dagli utenti con i fornitori dei servizi. In altre parole: se ho pagato di più per avere alta definizione e ultra alta definizione, per quale motivo dovrei rinunciare a quanto mi spetta da contratto senza alcuna compensazione?

Vedremo come questo appello alla responsabilità verrà poi recepito dalle grandi aziende d’oltreoceano. Per il momento si hanno notizie solo su Netflix, che secondo quanto riportato da Reuters avrebbe deciso di abbattere del 25% il peso degli streaming per 30 giorni.